{"id":5716,"date":"2025-02-22T11:36:44","date_gmt":"2025-02-22T10:36:44","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/arendt\/?p=5716"},"modified":"2025-02-28T13:46:12","modified_gmt":"2025-02-28T12:46:12","slug":"constitutio-libertatis-percorsi-arendtiani-tra-diritto-e-istituzioni-ciclo-di-seminari-2024-25","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/arendt\/it\/constitutio-libertatis-percorsi-arendtiani-tra-diritto-e-istituzioni-ciclo-di-seminari-2024-25\/","title":{"rendered":"Constitutio Libertatis. Percorsi arendtiani tra diritto e istituzioni &#8211; Ciclo di Seminari 2024\/25"},"content":{"rendered":"<p>Le categorie politiche che abbiamo utilizzato, dalla modernit\u00e0 ad oggi, per codificare il rapporto delle forze politiche con le istituzioni stanno mostrando sempre pi\u00f9 la loro inesorabile incapacit\u00e0 di fotografare il presente. Per lo meno nel contesto delle liberal democrazie occidentali, siamo stati abituati a pensare che le forze reazionarie e conservatrici si riconoscessero nello scopo ultimo di mantenere \u2013 \u201cconservare\u201d appunto \u2013 lo <em>status quo<\/em>, l\u2019<em>istituito<\/em> in termini di tradizioni e ordinamenti, per allontanare ad ogni costo lo spauracchio del cambiamento. Dall\u2019altra parte, invece, le forze progressiste si riconoscevano come portavoce di un\u2019esigenza di trasformazione, in alcuni casi anche radicale e rivoluzionaria, delle istituzioni.<br \/>\nCome scriveva Arendt in uno dei suoi testi pi\u00f9 celebri e schiettamente politici, <em>Sulla Rivoluzione<\/em> (1963), i partecipanti del dibattito politico si dividevano cos\u00ec, abitualmente, in \u201cradicali, che riconoscevano il fatto della rivoluzione senza comprenderne i problemi, e conservatori che si aggrappavano alla tradizione e al passato come a feticci con cui scongiurare il futuro\u201d. Oggi, per\u00f2, questo schema non sembra pi\u00f9 fare presa sul reale.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, in Europa come oltreoceano, le forze politiche reazionarie si identificano in un attacco sfrontato alle istituzioni e sono loro a proporne un cambiamento radicale in nome di un ordine nuovo, spesso pericolosamente antidemocratico. Dall\u2019altra parte, le forze pi\u00f9 progressiste si sono ritrovate tra le mani un compito per le quali erano evidentemente impreparate: difendere le istituzioni, proteggere le tradizioni democratiche e i diritti conquistati. La perdita di consenso e di voti di buona parte delle sinistre, in Europa e non solo, dimostra la difficolt\u00e0 di farsi carico di tale compito, che per rivelarsi efficace dovrebbe saper mettere in atto una difesa della democrazia istituita che non rinunci, per\u00f2, alla<br \/>\npossibilit\u00e0 di trasformarla. Ci\u00f2 implica saper conciliare quello che per il pensiero politico moderno e contemporaneo suona quasi come un ossimoro, vale a dire la durata con il cambiamento, l\u2019eredit\u00e0 della tradizione con la nascita del nuovo o ancora, come scrive Arendt, \u201cla preoccupazione della stabilit\u00e0 e lo spirito di novit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Alla luce di questo problema, difficile e quanto mai urgente, che attanaglia sia la pratica che la teoria politica, abbiamo deciso di dedicare il ciclo di seminari di quest\u2019anno al tema della <em>Constitutio libertatis<\/em>, celebre espressione con cui Arendt definisce il correlato irrinunciabile di ogni rivoluzione che si voglia autenticamente democratica, ossia la costituzione della libert\u00e0 che si sostanzia nell\u2019istituzione di un potere e di un corpo politico nuovi, o ancora di uno \u201cspazio politico che possiede potere ed \u00e8 autorizzato a rivendicare diritti senza possedere o reclamare sovranit\u00e0\u201d. Proprio la rinuncia alla sovranit\u00e0, ossia ad una fonte trascendente \u2013 metafisica o divina \u2013 dell\u2019autorit\u00e0 politica, \u00e8 al tempo stesso il cuore di ogni istituzione democratica e ci\u00f2 che la espone continuamente al problema della durata o, in termini arendtiani, della \u201cpermanenza\u201d della fondazione, dal momento che quest\u2019ultima non poggia pi\u00f9 su un principio eterno ed assoluto. Attraverso l\u2019idea di <em>constitutio libertatis<\/em> Arendt ci invita, perci\u00f2, a ripensare questo legame tra fondazione e stabilit\u00e0, nuovo e istituito, non come concetti opposti \u2013 abitudine di pensiero che ha fin troppo a lungo caratterizzato la teoria politica \u2013 bens\u00ec come correlati dell\u2019operazione stessa dell\u2019istituire democratico.<\/p>\n<p>Lo scopo delle nostre riflessioni sar\u00e0, in particolare, quello di tenere insieme la natura pi\u00f9 genuinamente politica della <em>constitutio libertatis<\/em> con la sua contropartita giuridica. Se \u00e8 certo che Arendt non ha prodotto n\u00e9 una filosofia n\u00e9 una teoria del diritto sistematica, tuttavia le sue riflessioni sull\u2019intreccio tra politica e diritto, tra potere e legge, tra la dimensione autenticamente politica e quella squisitamente\u00a0giuridica del costituzionalismo democratico, si ritrovano sotto traccia nella gran parte dei suoi testi. Da <em>Le origini del totalitarismo<\/em> (1951) in cui analizza l\u2019escalation del nazismo a partire dall\u2019usurpazione della personalit\u00e0 giuridica e in cui scaglia la propria critica contro l\u2019astrattezza dei diritti umani, contrapponendovi \u201cil diritto ad avere diritti\u201d, passando per <em>Vita Activa<\/em> (1958), dove guarda alla legge della <em>polis<\/em> come a ci\u00f2 che protegge e include lo spazio politico, definendola significativamente come un \u201cmuro senza il quale avrebbe potuto esserci un agglomerato di case, un borgo, ma non una citt\u00e0, una comunit\u00e0 politica\u201d. O ancora la distinzione tra il <em>nomos greco<\/em> e la <em>lex romana<\/em> e le riflessioni sul lascito fondamentale di quest\u2019ultima per lo sviluppo del diritto costituzionale europeo, che ritornano sia in <em>Sulla Rivoluzione<\/em> (1963) che nell\u2019incompiuta <em>Introduzione alla politica<\/em> (i cui appunti sono oggi pubblicati in <em>Che cos\u2019\u00e8 la politica?<\/em>). L\u2019analisi del sistema giudiziario e dei suoi limiti ne <em>La banalit\u00e0 del male<\/em> (1963), le gi\u00e0 menzionate indagini sull\u2019atto costituente e sul suo legame con la libert\u00e0 e la felicit\u00e0 pubblica, e infine l\u2019idea che la disobbedienza civile sia il miglior rimedio possibile al fallimento del meccanismo di revisione costituzionale delle corti e che sia, perci\u00f2, necessario trovare una collocazione costituzionale ai gruppi di protesta (<em>Disobbedienza civile<\/em>, 1972).<br \/>\nTutte queste tracce del lavoro di Arendt sul diritto e le sue implicazioni per le istituzioni della politica hanno trovato finora solo uno spazio residuale nel dibattito sia internazionale che italiano (si segnalano, come eccezioni, il volume <em>Arendt and the Law<\/em>, Hart Publishing 2012, edito da Marco Goldoni e Chris McCorkindale e il libro di Christian Volk, <em>Arendtian Constitutionalism. Law, Politics and the Order of Freedom<\/em>, Hart Publishing, 2015). Anche nel tentativo di riempire questo vuoto, il ciclo di seminari si propone di delineare dei percorsi arendtiani tra diritto e istituzioni. L\u2019andamento delle riflessioni avr\u00e0, per cos\u00ec dire, un\u2019andatura circolare: inizieremo e concluderemo con Arendt, prima recuperando la dimensione propriamente giuridica della <em>constitutio libertatis<\/em> e poi accostandola alla riflessione arendtiana sul legame tra libert\u00e0, rivoluzione e costituzione che caratterizza il suo modello di democrazia partecipativa e consiliare. Nel mezzo, invece, metteremo a confronto la teoria arendtiana con quella di altri pensatori della contemporaneit\u00e0 che si sono cimentanti con il problema dell\u2019istituzione, dalla sociologia di Max Weber, alla filosofia di Merleau Ponty, alla teoria giuridica di Yan Thomas, allo scopo di sondarne continuit\u00e0 e distanze.<\/p>\n<p>Ogni incontro inviter\u00e0 pertanto a riflettere sul significato pratico e teorico dell\u2019istituire e sull\u2019urgenza di mettere in atto oggi un\u2019operazione di re-immaginazione e ri-affezione verso lo spazio istituzionale della democrazia. Se guardiamo quest\u2019ultimo attraverso la lente arendtiana, esso non<br \/>\nequivarr\u00e0 pi\u00f9 ad uno spazio di mero controllo ed esercizio del potere, bens\u00ec diverr\u00e0 uno spazio dedicato all\u2019agire collettivo, al partecipare con altri per dare voce ad esigenze plurali. Riflettere su questa dimensione perduta dell\u2019istituire come pratica collettiva e plurale ci sembra quanto mai urgente per superare l\u2019indifferenza, se non la diffidenza e il sospetto, che le istituzioni suscitano oggi in buona parte dei cittadini e delle cittadine. Si tratter\u00e0 perci\u00f2 di interrogare, di nuovo intrecciando teoria e praxis, come le istituzioni democratiche possano trasformarsi da qualcosa di estraneo, lontano dalle preoccupazioni del nostro privato, a pratiche e spazi di cui prendersi cura collettivamente. Un\u2019ambizione questa non cos\u00ec utopica come potrebbe sembrare di primo acchito: si pensi alle piazze piene che negli ultimi anni, da Kiev a Tbilisi, hanno ricordato alla vecchia Europa e alla sua cittadinanza sopita che la democrazia \u00e8 anzitutto un\u2019istituzione di libert\u00e0 che va conquistata e continuamente difesa. In quest\u2019ottica, muovendoci tra filosofia, politica e diritto, tenteremo di mettere a tema la questione, oggi sempre pi\u00f9 urgente, di come far nascere il nuovo nello spazio politico e donargli al contempo degli strumenti adatti per durare e difendersi dagli attacchi, ormai quotidiani, che minano alle basi ogni residuo di libert\u00e0 democratica.<\/p>\n<p>Calendario degli incontri:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>5 marzo<\/strong>:<br \/>\n<strong>Marco Goldoni<\/strong> (University of Glasgow), <em>Le funzioni del diritto nel pensiero di Hannah Arendt<\/em><\/li>\n<li><strong>25 marzo<\/strong>:<br \/>\n<strong>Luigi Garofalo<\/strong> ( Universit\u00e0 degli Studi di Padova), <em>\u201cL\u2019aspetto terribile delle leggi\u201d. Spunti dai Quaderni e Diari di Hannah Arendt<\/em><br \/>\n<strong>Carlo Pelloso<\/strong> (Universit\u00e0 di Verona), <em>La persona come maschera. Identit\u00e0 e ruolo sul palcoscenico del diritto<\/em><\/li>\n<li><strong>10 aprile<\/strong>:<br \/>\n<strong>Federica Buongiorno<\/strong> (Universit\u00e0 degli Studi di Firenze) e <strong>Xenia Chiaramonte<\/strong> (Universit\u00e0 Ca&#8217; Foscari di Venezia), <em>Pensare l&#8217;istituzione tra politica, filosofia e diritto. Dialogo con le curatrici del libro <\/em><em>&#8220;Istituire&#8221; (Meltemi 2024)<\/em><\/li>\n<li><strong>5 maggio<\/strong>:<br \/>\n<strong>Mirko Alagna<\/strong> (Universit\u00e0 degli Studi di Firenze), <em>Come nasce il nuovo in uno spazio pieno? Dialogo con l\u2019autore di \u201cA duello! Pluralismo (giuridico) e conflitto in Max Weber\u201d (Quodlibet 2024)<\/em><\/li>\n<li><strong>19 maggio<\/strong>:<br \/>\n<strong>Simona Forti<\/strong> (Scuola Normale Superiore di Pisa) e <strong>Gabriele Parrino<\/strong> (Scuola Normale Superiore di Pisa), <em>Arendt e il tesoro perduto della Rivoluzione Ungherese. Dialogo con i curatori di Hannah Arendt, \u201cLa rivoluzione ungherese e l\u2019imperialismo totalitario\u201d (Raffaello Cortina 2024)<\/em><\/li>\n<li><strong>25-27 giugno<\/strong>:<br \/>\nConferenza internazionale \u201c<em>Arendtian counciliarism: Visions and Care for Democracy<\/em>\u201d.<br \/>\nKeynote Speakers: <strong>Shmuel Lederman<\/strong> (Haifa University), <strong>Marci Shore<\/strong> (Yale University), <strong>Angela Taraborrelli<\/strong> (Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari)<\/li>\n<\/ul>\n<p>Vi aspettiamo numerose e numerosi!<\/p>\n<p>Potete trovare tutte le informazioni relative ai singoli incontri e all&#8217;accreditamento di 2 CFU sulla locandina ufficiale:\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/148m-HrJ3uJgKjXINcOx1_T0QUTE0EWGB\/view?usp=sharing\">Constitutio Libertatis. Percorsi arendtiani tra diritto e istituzioni<\/a><\/span><\/p>\n<p>La descrizione completa del ciclo di seminari \u00e8 disponibile al seguente link: <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1iQ3Gdi0c-hPy_c3vvCCUEe4H9eRuSiHN\/view?usp=sharing\">Abstract Constitutio Libertatis<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le categorie politiche che abbiamo utilizzato, dalla modernit\u00e0 ad oggi, per codificare il rapporto delle forze politiche con le istituzioni stanno mostrando sempre pi\u00f9 la loro inesorabile incapacit\u00e0 di fotografare il presente. 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