{"id":6318,"date":"2025-12-04T19:33:56","date_gmt":"2025-12-04T18:33:56","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/arendt\/?p=6318"},"modified":"2026-03-25T17:43:53","modified_gmt":"2026-03-25T16:43:53","slug":"verso-unagenzia-urbana-come-nuova-istituzione-della-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/arendt\/it\/verso-unagenzia-urbana-come-nuova-istituzione-della-politica\/","title":{"rendered":"Verso un&#8217;agenzia urbana come nuova istituzione della politica"},"content":{"rendered":"<p>Presentazione del ciclo \u201cVerso un\u2019agenzia urbana come nuova istituzione della politica\u201d<\/p>\n<p>Negli ultimi anni abbiamo visto innovazioni in qualsiasi campo: tecnologie, servizi, modelli di collaborazione. Tuttavia, l\u2019intelaiatura istituzionale con cui prendiamo le decisioni politiche pi\u00f9 importanti che riguardano la nostra vita \u00e8 restata quasi immutata: cicli lenti, responsabilit\u00e0 opache, confini rigidi tra pubblico, privato e societ\u00e0 civile. La situazione \u00e8 tanto pi\u00f9 strana se la misuriamo ai cambiamenti epocali che hanno stravolto l\u2019orizzonte in cui ci troviamo a vivere: pandemie, accelerazioni tecnologiche che producono continue distruzioni creatrici, forme di violenza che travalicano qualsiasi limitazione imposta dal diritto, nuove intelligenze che spostano il perimetro del controllo e della responsabilit\u00e0 umana. Ne \u00e8 derivata una sfiducia crescente non solo verso qualsiasi forma di soluzione collettiva ai problemi individuali, ma anche verso qualsiasi forma di istituzione intesa come dispositivo capace di tradurre fini comuni in regole, ruoli, responsabilit\u00e0, mantenendo aperta la possibilit\u00e0 di rivederli alla prova dei fatti. Difatti, se le innovazioni che riguardano il corpo sociale sono impetuose, non si pu\u00f2 dire lo stesso per le invenzioni istituzionali che faticosamente ne hanno rincorso il passo.<br \/>\nIn questo ciclo di incontri vogliamo provare a mettere in discussione due idee correnti: la prima riguarda la tenuta delle istituzioni di fronte alle trasformazioni contemporanee; la seconda la possibilit\u00e0 di attivarne inventivit\u00e0 ed energia nella citt\u00e0. Oggi, infatti, molte citt\u00e0 funzionano senza pubblico. Non nel senso che mancano le persone, ma nel senso che la regia pubblica spesso si ritrae mentre la forma urbana \u00e8 guidata da catene immobiliari e dispositivi di consumo. Piazze che somigliano a gallerie commerciali, spazi \u201caperti\u201d governati da regole private, qualit\u00e0 ambientali progettate per trattenere il cliente pi\u00f9 che per ospitare conflitto e differenza, generano uno spazio che appare pubblico ma \u00e8 collettivo sotto diritto privato. In questo modo, telecamere, percorsi obbligati, mix d\u2019uso calibrati sul rendimento, con il modello del mall che trasloca nei centri storici e ne detta la grammatica ordinaria, sono tutti sintomi di una lunga sostituzione: dalla citt\u00e0 come infrastruttura di convivenza alla citt\u00e0 come piattaforma di valorizzazione.<br \/>\nDentro questo quadro il circuito democratico \u00e8 stato il primo sistema istituzionale a incepparsi. Se infatti il pubblico ha input forti \u2013 mandato elettivo, rappresentanza \u2013 ma fatica a trasformarli in outputs all\u2019altezza (risultati equi, adattabili), il privato, al contrario, produce outputs rapidi e tangibili ma senza input democratici. La questione non \u00e8 scegliere l\u2019uno contro l\u2019altro, bens\u00ec ricucire i due capi mettendo al centro il public purpose: la capacit\u00e0 di orientare risorse, regole e progetti verso esiti riconoscibili come un guadagno per la collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Dentro questo orizzonte, il ciclo di incontri che proponiamo, frutto di una collaborazione tra Ordine degli architetti di Verona e centri di ricerca universitari, prova a pensare cosa potrebbe essere un\u2019\u201cagenzia urbana\u201d come istituzione su scala cittadina: una forma capace di stare al passo delle trasformazioni della forma urbana (finanza e immobiliare, piattaforme, turismo, clima, logistica) e, insieme, di riconoscere e ingaggiare le innovazioni che vengono dal basso (cooperative di abitanti, comunit\u00e0 energetiche, mutualismo digitale, pratiche di cura dei beni comuni). Non un modello preconfezionato, ma un cantiere istituzionale che raccolga energie diverse e le indirizzi al public purpose. Un\u2019istituzione, in questo senso, non riducibile alla sua sagoma burocratica quanto piuttosto immaginabile come dispositivo capace di accogliere i processi trasformativi della citt\u00e0 e ritrascriverli in regole, ruoli, diritti d\u2019uso e responsabilit\u00e0, mantenendo aperta la verifica pubblica. Per un\u2019agenzia urbana accogliere significa intercettare mutamenti (economici, tecnologici, sociali, ambientali) e innovazioni dal basso; ritrascrivere significa dar loro una forma condivisa, esigibile e rivedibile nel tempo; alfabetizzare, infine, significa mettere in mano ai cittadini gli strumenti con cui si fa citt\u00e0: comprendere un onere di urbanizzazione e una compensazione; leggere un capitolato; valutare chi vince e chi perde quando cambia l\u2019uso di un suolo. Pi\u00f9 che una pedagogia morale dall\u2019alto, l\u2019agenzia urbana prova a organizzare una pedagogia del progetto: laboratori territoriali, cantieri narrati, sopralluoghi pubblici, visualizzazioni che rendano espliciti criteri, alternative e trade-off.<\/p>\n<p>Il Centro di ricerca Arendt dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Verona promuove un ciclo di incontri dedicato alle trasformazioni dello spazio urbano e alle nuove forme di governance territoriale, articolato in quattro appuntamenti tra dicembre 2025 e aprile 2026. Il percorso si apre gioved\u00ec 11 dicembre alle ore 16.30, presso il Polo Santa Marta (Aula SMT.03), con Narrazioni urbane e nuove forme del pubblico, con Leonardo Tedeschi e Angela Caterini della Fondazione per l\u2019Innovazione Urbana Bologna; prosegue il 6 febbraio 2026, alle 16.30, presso l\u2019Ordine degli Architetti di Verona, con Dalla citt\u00e0 osservata alla citt\u00e0 negoziata, con Claudio Calvaresi (Avanzi, Milano) e Chiara Lucchini (Urban Lab Torino); continua il 6 marzo 2026, alle 16.30, nuovamente al Polo Santa Marta, con Dal laboratorio urbano alle nuove regie pubbliche, con Michela Nota, Elena Pivato e Rosangela Spada (Urban Center Brescia) e Marco Polvani di ActionAid; e si conclude il 10 aprile 2026, alle 16.30, con Verso l\u2019agenzia urbana di Verona, tavolo di lavoro con gli attori del territorio.<\/p>\n<p>In questi quattro incontri si ascolteranno esperienze che gi\u00e0 praticano una \u201critrascrizione\u201d e una nuova alfabetizzazione dell\u2019azione urbana \u2013 da Bologna a Torino, da Brescia a Milano \u2013 per arrivare a un momento conclusivo di lavoro comune. L\u2019obiettivo non \u00e8 definire un modello precostituito, ma mettere a fuoco due esiti concreti: la costruzione di un glossario minimo, fatto di parole chiave, criteri condivisi e promesse misurabili, e l\u2019elaborazione di una prima bozza di mandato per un\u2019eventuale agenzia urbana su scala cittadina, che ne chiarisca funzioni, confini, responsabilit\u00e0 e modalit\u00e0 di verifica nel tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentazione del ciclo \u201cVerso un\u2019agenzia urbana come nuova istituzione della politica\u201d Negli ultimi anni abbiamo visto innovazioni in qualsiasi campo: tecnologie, servizi, modelli di collaborazione. 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