{"id":4526,"date":"2020-10-30T10:38:06","date_gmt":"2020-10-30T09:38:06","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/?page_id=4526"},"modified":"2020-11-13T15:56:16","modified_gmt":"2020-11-13T14:56:16","slug":"marginalita","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/costrutti-chiave\/marginalita\/","title":{"rendered":"Marginalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<div class='clear'><\/div><div id='sub_menu1'  class='av-submenu-container main_color  avia-builder-el-0  el_before_av_one_fifth  avia-builder-el-first  av-sticky-submenu  container_wrap fullsize' style='  z-index:301' ><div class='container av-menu-mobile-disabled '><ul id='av-custom-submenu-1' class='av-subnav-menu av-submenu-pos-right'>\n<li class='menu-item menu-item-top-level  menu-item-top-level-1'><a href='https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/costrutti-chiave\/' ><span class='avia-bullet'><\/span><span class='avia-menu-text'>COSTRUTTI CHIAVE<\/span><\/a><\/li>\n<\/ul><\/div><\/div><div class='sticky_placeholder'><\/div><div id='after_submenu'  class='main_color av_default_container_wrap container_wrap fullsize' style=' '  ><div class='container' ><div class='template-page content  av-content-full alpha units'><div class='post-entry post-entry-type-page post-entry-4526'><div class='entry-content-wrapper clearfix'>\n<div class=\"flex_column av_one_fifth  no_margin flex_column_div first  avia-builder-el-1  el_after_av_submenu  el_before_av_three_fifth  avia-builder-el-first  glossa-dettaglio \" style='padding:30px; border-radius:0px; '><\/div>\n<div class=\"flex_column av_three_fifth  no_margin flex_column_div   avia-builder-el-2  el_after_av_one_fifth  el_before_av_one_fifth  glossa-dettaglio \" style='background: #ffffff; padding:30px; background-color:#ffffff; border-radius:0px; '><p><section class=\"av_textblock_section \"  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\" ><div class='avia_textblock  '   itemprop=\"text\" ><\/div><\/section><br \/>\n<div  class=\"togglecontainer  av-minimal-toggle  hasCurrentStyle avia-builder-el-4  el_after_av_textblock  avia-builder-el-last \" data-currentstyle='color:#000000; border-color:#000000; background-color:#ffffff; '>\n<section class=\"av_toggle_section\"  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"  >    <div role=\"tablist\" class=\"single_toggle\" data-tags=\"{Tutto} {etimologia} \"  >        <p data-fake-id=\"#toggle-id-1\" class=\"toggler  hasCustomColor av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"headline\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' data-hoverstyle='background-color: #ffffff; color: #999999; ' role=\"tab\" tabindex=\"0\" aria-controls=\"toggle-id-1-container\">1. ETIMOLOGIA<span class=\"toggle_icon\" style='border-color:#000000;'>        <span class=\"vert_icon\"><\/span><span class=\"hor_icon\"><\/span><\/span><\/p>        <div id=\"toggle-id-1-container\" class=\"toggle_wrap \"  >            <div class=\"toggle_content invers-color  av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"text\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' ><p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La marginalit\u00e0 \u00e8 la condizione di chi occupa un luogo periferico rispetto a un altro luogo che viene individuato come il centro dello scenario su cui si sta ragionando. In latino il sostantivo maschile <em>margo <\/em>indica il bordo, l\u2019orlo di uno spazio, e in questo \u00e8 affine al tedesco <em>Mark <\/em>che significa termine, confine. Per alcuni <em>margo <\/em>proviene dalla radice indoeuropea <em>m\u00e2rg- <\/em>che indica l\u2019operazione di pulire, strisciare, dunque anche tracciare. \u00c8 un tracciare linee e solchi di varia natura, quello a cui ci si riferisce in questo caso: il perimetro di una citt\u00e0, la cornice bianca intorno a un testo scritto. Dunque concludiamo questa breve disamina etimologica fissando una suggestione di carattere generale. L\u2019azione di segnare i confini produce uno spazio con il suo centro e la sua periferia, individua un luogo centrale per differenza e magari per opposizione ad altri luoghi considerati marginali.<\/p>\n            <\/div>        <\/div>    <\/div><\/section>\n<section class=\"av_toggle_section\"  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"  >    <div role=\"tablist\" class=\"single_toggle\" data-tags=\"{Tutto} \"  >        <p data-fake-id=\"#toggle-id-2\" class=\"toggler  hasCustomColor av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"headline\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' data-hoverstyle='background-color: #ffffff; color: #999999; ' role=\"tab\" tabindex=\"0\" aria-controls=\"toggle-id-2-container\">2. LA STORIA E LE PROMESSE DEL CONCETTO<span class=\"toggle_icon\" style='border-color:#000000;'>        <span class=\"vert_icon\"><\/span><span class=\"hor_icon\"><\/span><\/span><\/p>        <div id=\"toggle-id-2-container\" class=\"toggle_wrap \"  >            <div class=\"toggle_content invers-color  av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"text\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' ><p>In filosofia, \u2018margine\u2019, \u2018marginalit\u00e0\u2019, non sono concetti di lungo corso. Sono anzi concetti di recentissima acquisizione. Si potrebbe osservare che ci\u00f2 non avviene per caso e che proprio la circostanza di questa tardiva presa in carico \u00e8 istruttiva.<\/p>\n<p>Potremmo anzitutto fissare una premessa generalissima. La filosofia ha esordito, in et\u00e0 greca, puntando a definire l\u2019essenziale dei fenomeni, le forme tipiche di cui la realt\u00e0 sarebbe costituita. \u00c8 un riassunto un po\u2019 brutale dell\u2019impresa filosofica di Platone, ma utile ad aprire una strada nella direzione che qui ci interessa. Il sapere filosofico voleva essere il sapere capace di dire l\u2019essenza dei fenomeni, pur differenti nelle loro manifestazioni e affidati a vicende instabili e al limite inafferrabili.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro infatti che una prospettiva di questo genere svaluta tutto ci\u00f2 che non \u00e8 dell\u2019ordine dell\u2019essenziale, della forma, del tipo. Agli occhi di questa premessa in senso lato platonica, l\u2019ampio regno dell\u2019inessenziale non \u00e8 che una distesa di fenomeni negativi. L\u2019aggettivo va inteso anche letteralmente. L\u2019esistenza di quei fenomeni resta affidata a termini privativi, viene immaginata come semplicemente residuale. Marginale \u00e8 ci\u00f2 che non \u00e8 centrale, e nient\u2019altro che questo. Il centro, l\u2019essenza, diventa criterio, valore, e ci\u00f2 che non \u00e8 centrale, ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale, resta fuori campo, non merita troppa attenzione, finisce per restare senza nome e senza cura.<\/p>\n<p>\u00c8 facile immaginare come questa visione, che nasce come un\u2019ontologia, cio\u00e8 come un\u2019indagine che vuole scoprire la realt\u00e0 ultima delle cose, si riverberi immediatamente in una quantit\u00e0 di direzioni pi\u00f9 specifiche. Ne deriva, in perfetta coerenza, una riflessione etica, incentrata sul bene e sulla sua realizzazione individuale. Ne deriva una riflessione politica, sulla giustizia e sulla citt\u00e0 giusta. Ne deriva un\u2019estetica, che mette al cuore di una certa idea di bellezza e di operazione artistica l\u2019ideale regolativo della forma, e rimuove ogni forma di eccesso, di instabilit\u00e0, in una parola di marginalit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 altrettanto o forse pi\u00f9 significativo che questa visione filosofica migri, nel corso del tempo, trasferendosi ad ambiti anche lontani dalla filosofia, diventando nel corso dei secoli un quadro di riferimento generalissimo, entro cui tante altre discipline e tante altre pratiche concepiscono le loro procedure, i loro oggetti, i loro scopi. Questo \u201cantimarginalismo\u201d diventa un quadro giuridico, istituzionale, consuetudinario, nel quale l\u2019Europa per due millenni seguita a riformulare, a meno di piccoli slittamenti successivi, ovviamente importanti ma impossibili a tematizzarsi in questa sede, ogni progetto sociale, politico, economico, pedagogico, eccetera.<\/p>\n<p>Di nuovo, \u00e8 facile immaginare quali possano essere state le conseguenze di questo cammino complessivo. Le vite storte, i cedimenti soggettivi, le singolarit\u00e0 che segnano ogni nostra esperienza diventano errori da correggere o dimenticare. Quelle figure antropologiche della marginalit\u00e0, che sono state di volta in volta quelle dei barbari, dei folli, delle donne, dei bambini (Foucault, 1961) diventano le concretissime incarnazioni di quegli errori, e diventano l\u2019oggetto di un intervento che oscilla tra la correzione e la dimenticanza. Come in ogni metafisica dell\u2019identico, il dilagare delle difese immunitarie, il diffondersi dei meccanismi di tutela del centro, non fa che correre sempre pi\u00f9 rapidamente verso quell\u2019esito paradossale che \u00e8 l\u2019aggressione autoimmune. A ben vedere, ogni vita inizia ad apparire, in quanto tale, storta. Ogni manifestazione soggettiva rischia di sembrare, in quanto tale, una minaccia all\u2019ordine costituito. Ogni singolarit\u00e0 finisce per sembrare, in quanto tale, bisognosa di preventiva eliminazione.<\/p>\n<p>Jacques Derrida \u00e8 il pensatore che pi\u00f9 di ogni altro ha fatto dei margini e della marginalit\u00e0 un inaggirabile terreno di riflessione. Il testo esemplare, in questo senso, \u00e8 <em>Margini della filosofia<\/em> (Derrida, 1997).<\/p>\n<p>Diciamo terreno di riflessione, pi\u00f9 che concetto, perch\u00e9 fare della marginalit\u00e0 un concetto avrebbe avuto risultati paradossali, avrebbe portato inavvertitamente a replicare il problema con cui ci si voleva misurare. Fare della marginalit\u00e0 una bandiera, un\u2019identit\u00e0, avrebbe significato fare della marginalit\u00e0 un centro, e rigettare ancora una volta altrove quella marginalit\u00e0 su cui si trattava di lavorare. Per questo, nel lavoro di Derrida, l\u2019accesso alla marginalit\u00e0 non pu\u00f2 essere che obliquo, indiretto, pieno di cautele e in un certo senso di delicatezze. Anche si rendono necessari a Derrida un\u2019altra scrittura, un altro stile filosofico, un altro andamento, non orientato alla cattura concettuale della questione ma a una sorta di tangenza sempre imminente e sempre rinviata. Posizione etica anzich\u00e9 metafisica, questa che ne deriva, nel senso che questo genere di ricerca non pu\u00f2 che dissolversi infine in uno stile, in un modo, in un \u201ccome\u201d, rispetto ai quali la fretta di stringere tra le mani un \u201cche cosa\u201d, cio\u00e8 una definizione, magari una soluzione, passano necessariamente in secondo piano.<\/p>\n<p>Un secondo aspetto del lavoro di Derrida pu\u00f2 essere utile ricordare qui. Sarebbe affrettato immaginare che la posta in gioco del lavoro derridiano sia una sorta di partito preso per la marginalit\u00e0. Sarebbe fuorviante ricavare da questo percorso l\u2019idea che l\u2019opzione derridiana sia l\u2019opzione per quella che potremmo chiamare \u2018l\u2019altra parte\u2019, specie di mitico altrove situato al di l\u00e0 dei confini. Il suggerimento che ci viene da questo percorso ha piuttosto a che fare con l\u2019esigenza di frequentare il confine, con l\u2019invito a maneggiare la linea che separa centro e periferia, a produrne variazioni, parziali smontaggi, parziali reinvenzioni. \u00c8 come se, ogni volta che ci si ritrova davanti a una linea nettamente tracciata, quello che si tratta di fare \u00e8, molto pi\u00f9 che saltare nell\u2019al di l\u00e0 di quella linea, sostare sulla linea, provare a complicarla, studiarne gli anfratti segreti, scoprirne le lacune, sfruttarne i cedimenti, rilanciando quello che sembrava un destino di separatezza in una quotidiana pratica di ricomposizione, di ricombinazione, di riprogettazione. Nuovi transiti diventano possibili, non in nome dell\u2019ideale dell\u2019al di l\u00e0, della marginalit\u00e0, dell\u2019ovvia bont\u00e0 dell\u2019altrove, ma in forza di un concreto e incessante rimaneggiamento del luogo in cui siamo.<\/p>\n            <\/div>        <\/div>    <\/div><\/section>\n<section class=\"av_toggle_section\"  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"  >    <div role=\"tablist\" class=\"single_toggle\" data-tags=\"{Tutto} \"  >        <p data-fake-id=\"#toggle-id-3\" class=\"toggler  hasCustomColor av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"headline\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' data-hoverstyle='background-color: #ffffff; color: #999999; ' role=\"tab\" tabindex=\"0\" aria-controls=\"toggle-id-3-container\">3. LE AMBIGUIT\u00c0 DEL CONCETTO<span class=\"toggle_icon\" style='border-color:#000000;'>        <span class=\"vert_icon\"><\/span><span class=\"hor_icon\"><\/span><\/span><\/p>        <div id=\"toggle-id-3-container\" class=\"toggle_wrap \"  >            <div class=\"toggle_content invers-color  av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"text\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' ><p>La marginalit\u00e0 viene compresa di solito come una condizione di debolezza. Abbiamo visto che questo non \u00e8 sempre vero, che la marginalit\u00e0 ha le sue risorse e una sua forza. Ma ha anche i suoi pericoli, che potremmo riassumere nell\u2019espressione \u2018marginalismo\u2019.<\/p>\n<p>Il marginalismo \u00e8 il modo in cui i marginali o gli studiosi della marginalit\u00e0 rassicurano se stessi e gli altri circa la natura dell\u2019esperienza che questa condizione comporta. Esiste il marginalismo dei migranti e dei tossicodipendenti, quello degli espropriati e degli intellettuali, dei criminali e dei malati, delle donne e dell\u2019infanzia. Oltre a definire alcune scelte di vita molto precise, le molteplici forme del marginalismo condividono un\u2019altrettanta precisa postura epistemica. Nutrono una pretesa alla verit\u00e0. Chi guarda dai margini suppone di vedere meglio, di svelare qualcosa di nascosto, di togliere la maschera alla realt\u00e0. Realt\u00e0 per esempio sociale, politica, economica.<\/p>\n<p>Il rischio marginalista \u00e8 dunque il rischio di limitarsi a rovesciare le gerarchie che solitamente valgono tra il centro e la periferia. Ma una volta rovesciate, quelle gerarchie continuano, evidentemente, a valere. Si continua a supporre che il centro sia il centro e che la periferia sia la periferia, e che in generale un centro esista davvero e una periferia esista in maniera altrettanto indubitabile. Resta immutata, in altri termini, una comprensione fortemente polarizzata della realt\u00e0. La propria differenza, la propria marginalit\u00e0 diventano un nuovo centro, una nuova identit\u00e0, capaci di dire la verit\u00e0 su se stessa e sul resto del paesaggio. Come afferma Gilles Deleuze: tutto diventa fin troppo perspicuo, come al microscopio. Ci illudiamo di avere compreso tutto e di poter tirarne le conclusioni. Siamo dei nuovi cavalieri e abbiamo una missione (Deleuze, 2017).<\/p>\n<p>Il primo manifestarsi di questa nuova logica della certezza \u00e8 il rinchiudersi dei gruppi marginali su se stessi e la riproduzione al loro interno degli stessi affetti e comportamenti che intendevano denunciare nelle formazioni sociali \u2018dominanti\u2019. Un esempio semplicissimo lo possiamo trarre dall\u2019ambito delle abitudini sessuali pi\u00f9 consolidate. Il legame borghese di coppia viene rimpiazzato dal marginalista con un regime di scambio. Talvolta un codice maschile viene sostituito da un codice femminile. Ma in questo modo si produce una compensazione meccanica e una dinamica puramente consolatoria. Scelte sessuali non convenzionali diventano un\u2019icona identitaria.<\/p>\n<p>Il rigido controllo dei confini e la rinuncia ai legami sociali esterni sono tra le scelte necessarie per le comunit\u00e0 alternative di durata pi\u00f9 o meno lunga. Bruno Bettelheim (1969) sottolinea nella sua analisi dei kibbutz israeliani l\u2019importanza dell\u2019isolamento per il mantenimento di stili di vita cos\u00ec difformi da quelli urbani. I kibbutz non potrebbero in alcun modo esistere dentro le citt\u00e0 israeliane. Nella vita del gruppo non devono interferire i membri che non vi appartengono. Diventa a questo punto difficile distinguere una scelta di vita marginale da una semplicemente retriva. L\u2019apparente rifiuto delle convenzioni che distinguono la classe media e inurbata diventa una resistenza alle rivoluzioni tecnologiche della modernit\u00e0 pi\u00f9 avanzata.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che la vita in comune degli anni Sessanta e Settanta, a differenza del suo analogo nel diciannovesimo secolo, si \u00e8 orientata verso la strutturazione di famiglie alternative piuttosto che societ\u00e0 alternative. Dentro queste famiglie \u00e8 comparsa quella che Deleuze definisce la \u2018grande paura paranoica\u2019. Cio\u00e8 il timore per la propria immunit\u00e0, la preoccupazione costante di non essere invulnerabili, la sensazione di essere esposti a una permanente possibilit\u00e0 di contagio. E cos\u00ec, i marginali si ritrovano catturati in una miriade di piccole monomanie. Attraverso la propria collocazione eccentrica sono sfuggiti all\u2019apparato esterno di cattura e disciplina, ma il risultato paradossale \u00e8 che il loro spazio pullula di voci e comandi, luci accecanti che assegnano a chiunque la sua missione di giudice, vigilante, ducetto di condominio o caseggiato (Deleuze, 2017). In altri termini, alla grande societ\u00e0 funzionalizzata il marginalismo oppone le piccole comunit\u00e0 del sentimento. Qui ognuno pu\u00f2 incarnare il proprio autentico s\u00e9, la propria moralit\u00e0 pi\u00f9 profonda, il proprio ruolo. L\u2019effetto tendenziale di questa deriva \u00e8 quello di rendere insignificanti tutte le comunit\u00e0 reali che sono esistite e che ancora esistono. Ci\u00f2 che viene perseguito vale infinitamente di pi\u00f9 di ci\u00f2 che \u00e8. Questo infinito perseguire, sospettare, epurare, finisce per portare alla paralisi, nel migliore dei casi. E a una sorta di fascismo a rovescio, nel peggiore.<\/p>\n            <\/div>        <\/div>    <\/div><\/section>\n<section class=\"av_toggle_section\"  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"  >    <div role=\"tablist\" class=\"single_toggle\" data-tags=\"{Tutto} \"  >        <p data-fake-id=\"#toggle-id-4\" class=\"toggler  hasCustomColor av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"headline\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' data-hoverstyle='background-color: #ffffff; color: #999999; ' role=\"tab\" tabindex=\"0\" aria-controls=\"toggle-id-4-container\">Bibliografia minima<span class=\"toggle_icon\" style='border-color:#000000;'>        <span class=\"vert_icon\"><\/span><span class=\"hor_icon\"><\/span><\/span><\/p>        <div id=\"toggle-id-4-container\" class=\"toggle_wrap \"  >            <div class=\"toggle_content invers-color  av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"text\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' ><p>Bettelheim, B. (1969). I figli del sogno. Mondadori.<\/p>\n<p>Deleuze, G. (2017). Mille piani. Orthotes.<\/p>\n<p>Derrida, J. (1997). Margini della filosofia. Einaudi.<\/p>\n<p>Foucault, M. (1963). Storia della follia nell\u2019et\u00e0 classica. Rizzoli.<\/p>\n            <\/div>        <\/div>    <\/div><\/section>\n<section class=\"av_toggle_section\"  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"  >    <div role=\"tablist\" class=\"single_toggle\" data-tags=\"{Tutto} \"  >        <p data-fake-id=\"#toggle-id-5\" class=\"toggler  hasCustomColor av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"headline\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' data-hoverstyle='background-color: #ffffff; color: #999999; ' role=\"tab\" tabindex=\"0\" aria-controls=\"toggle-id-5-container\">Letture consigliate<span class=\"toggle_icon\" style='border-color:#000000;'>        <span class=\"vert_icon\"><\/span><span class=\"hor_icon\"><\/span><\/span><\/p>        <div id=\"toggle-id-5-container\" class=\"toggle_wrap \"  >            <div class=\"toggle_content invers-color  av-inherit-font-color  av-inherit-border-color \"  itemprop=\"text\"  style='background-color: #ffffff; color: #000000; border-color: #000000; ' ><p>Barone, P. (2011). Pedagogia della marginalit\u00e0 e della devianza. Milano.<\/p>\n<p>Izzo, D., Mannucci, A., Mancaniello, M. R. (2003). Manuale di pedagogia della marginalit\u00e0 e della devianza. ETS. 2003.<\/p>\n<p>Perfetti, S. (2012). La marginalit\u00e0, la differenza, la cura. Anicia.<\/p>\n            <\/div>        <\/div>    <\/div><\/section>\n<\/div><\/p><\/div><div class=\"flex_column av_one_fifth  no_margin flex_column_div   avia-builder-el-5  el_after_av_three_fifth  avia-builder-el-last  glossa-dettaglio \" style='background: #ffffff; padding:30px; background-color:#ffffff; border-radius:0px; '><section class=\"av_textblock_section \"  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\" ><div class='avia_textblock  '   itemprop=\"text\" ><p><strong>Per citare questo testo<\/strong>:<\/p>\n<p>Leoni, F., Tuppini, T., (2020, 13 novembre). Marginalit\u00e0. In M. Milana &amp; P. Perillo (Cur.) Progetto RE-SERVES: Costrutti chiave. <a href=\"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/\"><u>https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/<\/u><\/a><\/p>\n<\/div><\/section><\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3550,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4526"}],"collection":[{"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4526"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4526\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4632,"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4526\/revisions\/4632"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3550"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sites.dsu.univr.it\/re-serves\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4526"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}