Presentazione del ciclo “Verso un’agenzia urbana come nuova istituzione della politica”

Negli ultimi anni abbiamo visto innovazioni in qualsiasi campo: tecnologie, servizi, modelli di collaborazione. Tuttavia, l’intelaiatura istituzionale con cui prendiamo le decisioni politiche più importanti che riguardano la nostra vita è restata quasi immutata: cicli lenti, responsabilità opache, confini rigidi tra pubblico, privato e società civile. La situazione è tanto più strana se la misuriamo ai cambiamenti epocali che hanno stravolto l’orizzonte in cui ci troviamo a vivere: pandemie, accelerazioni tecnologiche che producono continue distruzioni creatrici, forme di violenza che travalicano qualsiasi limitazione imposta dal diritto, nuove intelligenze che spostano il perimetro del controllo e della responsabilità umana. Ne è derivata una sfiducia crescente non solo verso qualsiasi forma di soluzione collettiva ai problemi individuali, ma anche verso qualsiasi forma di istituzione intesa come dispositivo capace di tradurre fini comuni in regole, ruoli, responsabilità, mantenendo aperta la possibilità di rivederli alla prova dei fatti. Difatti, se le innovazioni che riguardano il corpo sociale sono impetuose, non si può dire lo stesso per le invenzioni istituzionali che faticosamente ne hanno rincorso il passo.
In questo ciclo di incontri vogliamo provare a mettere in discussione due idee correnti: la prima riguarda la tenuta delle istituzioni di fronte alle trasformazioni contemporanee; la seconda la possibilità di attivarne inventività ed energia nella città. Oggi, infatti, molte città funzionano senza pubblico. Non nel senso che mancano le persone, ma nel senso che la regia pubblica spesso si ritrae mentre la forma urbana è guidata da catene immobiliari e dispositivi di consumo. Piazze che somigliano a gallerie commerciali, spazi “aperti” governati da regole private, qualità ambientali progettate per trattenere il cliente più che per ospitare conflitto e differenza, generano uno spazio che appare pubblico ma è collettivo sotto diritto privato. In questo modo, telecamere, percorsi obbligati, mix d’uso calibrati sul rendimento, con il modello del mall che trasloca nei centri storici e ne detta la grammatica ordinaria, sono tutti sintomi di una lunga sostituzione: dalla città come infrastruttura di convivenza alla città come piattaforma di valorizzazione.
Dentro questo quadro il circuito democratico è stato il primo sistema istituzionale a incepparsi. Se infatti il pubblico ha input forti – mandato elettivo, rappresentanza – ma fatica a trasformarli in outputs all’altezza (risultati equi, adattabili), il privato, al contrario, produce outputs rapidi e tangibili ma senza input democratici. La questione non è scegliere l’uno contro l’altro, bensì ricucire i due capi mettendo al centro il public purpose: la capacità di orientare risorse, regole e progetti verso esiti riconoscibili come un guadagno per la collettività.

Dentro questo orizzonte, il ciclo di incontri che proponiamo, frutto di una collaborazione tra Ordine degli architetti di Verona e centri di ricerca universitari, prova a pensare cosa potrebbe essere un’“agenzia urbana” come istituzione su scala cittadina: una forma capace di stare al passo delle trasformazioni della forma urbana (finanza e immobiliare, piattaforme, turismo, clima, logistica) e, insieme, di riconoscere e ingaggiare le innovazioni che vengono dal basso (cooperative di abitanti, comunità energetiche, mutualismo digitale, pratiche di cura dei beni comuni). Non un modello preconfezionato, ma un cantiere istituzionale che raccolga energie diverse e le indirizzi al public purpose. Un’istituzione, in questo senso, non riducibile alla sua sagoma burocratica quanto piuttosto immaginabile come dispositivo capace di accogliere i processi trasformativi della città e ritrascriverli in regole, ruoli, diritti d’uso e responsabilità, mantenendo aperta la verifica pubblica. Per un’agenzia urbana accogliere significa intercettare mutamenti (economici, tecnologici, sociali, ambientali) e innovazioni dal basso; ritrascrivere significa dar loro una forma condivisa, esigibile e rivedibile nel tempo; alfabetizzare, infine, significa mettere in mano ai cittadini gli strumenti con cui si fa città: comprendere un onere di urbanizzazione e una compensazione; leggere un capitolato; valutare chi vince e chi perde quando cambia l’uso di un suolo. Più che una pedagogia morale dall’alto, l’agenzia urbana prova a organizzare una pedagogia del progetto: laboratori territoriali, cantieri narrati, sopralluoghi pubblici, visualizzazioni che rendano espliciti criteri, alternative e trade-off.

Il Centro di ricerca Arendt dell’Università degli Studi di Verona promuove un ciclo di incontri dedicato alle trasformazioni dello spazio urbano e alle nuove forme di governance territoriale, articolato in quattro appuntamenti tra dicembre 2025 e aprile 2026. Il percorso si apre giovedì 11 dicembre alle ore 16.30, presso il Polo Santa Marta (Aula SMT.03), con Narrazioni urbane e nuove forme del pubblico, con Leonardo Tedeschi e Angela Caterini della Fondazione per l’Innovazione Urbana Bologna; prosegue il 6 febbraio 2026, alle 16.30, presso l’Ordine degli Architetti di Verona, con Dalla città osservata alla città negoziata, con Claudio Calvaresi (Avanzi, Milano) e Chiara Lucchini (Urban Lab Torino); continua il 6 marzo 2026, alle 16.30, nuovamente al Polo Santa Marta, con Dal laboratorio urbano alle nuove regie pubbliche, con Michela Nota, Elena Pivato e Rosangela Spada (Urban Center Brescia) e Marco Polvani di ActionAid; e si conclude il 10 aprile 2026, alle 16.30, con Verso l’agenzia urbana di Verona, tavolo di lavoro con gli attori del territorio.

In questi quattro incontri si ascolteranno esperienze che già praticano una “ritrascrizione” e una nuova alfabetizzazione dell’azione urbana – da Bologna a Torino, da Brescia a Milano – per arrivare a un momento conclusivo di lavoro comune. L’obiettivo non è definire un modello precostituito, ma mettere a fuoco due esiti concreti: la costruzione di un glossario minimo, fatto di parole chiave, criteri condivisi e promesse misurabili, e l’elaborazione di una prima bozza di mandato per un’eventuale agenzia urbana su scala cittadina, che ne chiarisca funzioni, confini, responsabilità e modalità di verifica nel tempo.